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Scrivere il budget nell'incarico al progettista

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Di , economista della costruzione

Informazione verificata il 10 min di lettura

Cosa troverai in questo articolo Perché il limite di spesa deve stare nel contratto d'incarico, le informazioni che il professionista deve fornire per iscritto prima della firma secondo il D.L. 1/2012, sei clausole utili per il budget, il ruolo dell'equo compenso per i committenti di maggiori dimensioni e il caso della stazione appaltante.

Nel privato, tra le norme esaminate, nessuna obbliga il progettista a stare in un budget: il vincolo, se esiste, nasce dal contratto. Il limite di spesa scritto nel disciplinare di incarico è la sola base solida su cui il committente potrà discutere, più tardi, di un progetto che costa più del previsto: senza quella clausola il costo resta un'aspettativa, con quella clausola diventa parte della prestazione concordata. L'articolo sviluppa la pagina su come fissare il budget prima del progetto e prepara quella sul progetto oltre il budget.

Perché il budget deve stare nel contratto

Le norme esaminate, dal codice civile sull'appalto al D.L. 1/2012, non contengono una regola che imponga al progettista di stare in un budget. Nelle fonti esaminate non risulta neppure un obbligo deontologico di questo tipo che si possa citare con certezza. Il vincolo, quindi, nasce dal contratto o non nasce affatto.

Una decisione della Cassazione sulla prestazione del progettista offre un appoggio, non una regola. Secondo Cass. civ. n. 8058/2023, come riportata da BibLus, il progettista è «debitore di un risultato», cioè di un progetto concretamente utilizzabile; se l'opera non può essere realizzata per un progetto errato o inadeguato, vi è inadempimento e il committente può rifiutare il pagamento (art. 1460 c.c.). La decisione riguarda la conformità urbanistica, non il superamento di un budget. Una lettura prudente ne trae un'indicazione pratica: un limite di spesa scritto contribuisce a definire quale risultato il committente si attende, mentre un budget solo comunicato a voce è difficile da far valere.

Ciò che indebolisce il committente è quasi sempre l'assenza di traccia. Un budget detto in riunione, un programma modificato più volte senza aggiornare il limite di spesa, finiture scelte strada facendo: in ognuno di questi casi è difficile dire se lo scostamento viene dal progetto o dalle richieste del committente.

Cosa pretendere per iscritto prima di firmare

Il D.L. 1/2012 dà al committente un diritto di informazione che conviene usare fino in fondo. L'art. 9, c. 1, ha abrogato le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico: il compenso si concorda. L'art. 9, c. 4, impone al professionista di rendere noto al cliente alcuni elementi, e di farlo «obbligatoriamente, in forma scritta o digitale».

Cosa deve essere comunicato Contenuto secondo l'art. 9, c. 4 Uso per il budget
Grado di complessità dell'incarico la valutazione del professionista sulla difficoltà della prestazione confrontarla con il programma: un incarico complesso annuncia una stima più incerta
Oneri ipotizzabili «tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili» dal conferimento alla conclusione dell'incarico ricavarne le voci del costo totale che dipendono dal progetto
Polizza assicurativa gli estremi della polizza per i rischi professionali sapere chi risponde, e in che limiti, di un errore di progetto
Preventivo di massima il compenso, con un preventivo articolato per voci fissare le spese tecniche nel budget già alla firma

Il preventivo di massima è la prima riga certa del budget. Ottenerlo per voci, per fase e per prestazione (progettazione, direzione dei lavori, eventuali prestazioni accessorie) permette di sapere cosa è compreso e cosa no. Una prestazione non elencata è una spesa futura non prevista.

Le «informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili» sono più ampie del compenso. Il committente può chiedere che il professionista indichi quali altri oneri prevede nel corso dell'incarico: indagini, pratiche, consulenze specialistiche. È il momento migliore per costruire, con il progettista, l'elenco delle voci del costo totale.

Sei clausole utili per il budget

Le clausole che seguono non sono imposte dalla legge: sono scelte contrattuali che il committente può proporre e negoziare. Il loro valore dipende da come sono scritte, ed è opportuno farle rivedere da un legale se l'intervento è rilevante.

Clausola Cosa scrivere Effetto sul budget
Limite di spesa importo massimo dei lavori, al netto dell'imposta, con il mese di valore e il perimetro (cosa è compreso e cosa no) fissa il riferimento con cui ogni stima sarà confrontata
Livello di stima per fase il tipo di stima atteso a ogni consegna: stima sommaria, computo estimativo, computo metrico estimativo completo rende comparabili le stime successive
Verifica di coerenza a ogni consegna obbligo di dichiarare per iscritto se la stima rientra nel limite di spesa e, in caso contrario, di quanto se ne discosta trasforma lo scostamento in un dato, non in una scoperta
Soglia di allerta segnalazione scritta appena la stima si avvicina al limite, prima della consegna formale lascia tempo per rivedere il progetto quando costa ancora poco
Rielaborazione senza compenso aggiuntivo se la stima supera il limite di spesa per cause non imputabili al committente, il progetto viene ripreso fino a rientrare, senza nuovi onorari protegge il committente dal pagare due volte lo stesso progetto
Tracciabilità dei cambiamenti ogni modifica del programma richiesta dal committente è registrata per iscritto con il suo effetto sul limite di spesa distingue gli scostamenti del progetto da quelli voluti dal committente

La clausola di rielaborazione è la più efficace, e la più discussa. Il professionista accetterà più facilmente di riprendere il progetto senza compenso se il limite di spesa è realistico, datato e accompagnato da un programma chiaro. Per questo la clausola funziona solo insieme alla tracciabilità dei cambiamenti: se il committente ha aggiunto un piano o cambiato le finiture, lo scostamento non è imputabile al progettista.

La data del limite di spesa evita una discussione inutile. Se il progetto dura un anno e i prezzi cambiano nel frattempo, il confronto va fatto allo stesso mese di valore. Una clausola che prevede l'aggiornamento del limite secondo un indice concordato, oppure il confronto con stime riportate alla data iniziale, separa l'effetto dei prezzi da quello delle scelte progettuali.

Il perimetro deve dire cosa sta dentro il limite di spesa. Lavori soltanto, oppure lavori e sistemazioni esterne, oppure anche arredi fissi e allacciamenti: se non è scritto, ciascuno leggerà il limite nel modo che gli conviene.

Cambiamenti di programma: la parte del committente

Il limite di spesa vincola il progetto solo se il programma resta quello concordato. Ogni volta che il committente chiede una superficie in più, un impianto diverso o un livello di finitura superiore, il budget del progetto cambia. Non è un problema, purché sia scritto.

Una regola semplice protegge entrambe le parti: nessun cambiamento di programma senza una nota scritta che ne indichi l'effetto stimato sul costo. La nota può essere breve: cosa cambia, quale stima ne deriva, nuovo limite di spesa oppure conferma del limite precedente con le compensazioni decise. Firmata dal committente, chiude la questione dell'imputabilità.

Il committente di maggiori dimensioni e l'equo compenso

Per i committenti professionali al di sopra di certe soglie, il compenso del progettista non può diventare la variabile di aggiustamento del budget. La L. 21 aprile 2023, n. 49, sull'equo compenso richiede un compenso proporzionato alla prestazione e conforme ai decreti ministeriali (per gli iscritti agli ordini, quelli previsti dall'art. 9 del D.L. 1/2012).

L'art. 2 individua i committenti interessati. Si tratta delle imprese bancarie e assicurative, delle imprese che nell'anno precedente hanno occupato «più di cinquanta lavoratori» o hanno avuto «ricavi annui superiori a 10 milioni di euro», e, secondo il c. 3, della pubblica amministrazione e delle società a partecipazione pubblica.

L'effetto pratico per il budget è chiaro. Un committente che rientra in queste categorie non può contare su una riduzione del compenso tecnico per recuperare uno scostamento dei lavori: deve lavorare sul progetto e sul programma. Il testo vigente, riletto su Normattiva, è ancora quello pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel 2023.

Il caso della stazione appaltante

Nel lavoro pubblico il limite di spesa non dipende dalla volontà delle parti: è fissato a monte nel documento di indirizzo alla progettazione. L'Allegato I.7 del D.Lgs. 36/2023, art. 3, lett. g), prevede che il DIP indichi «i limiti economici da rispettare e l'eventuale indicazione delle coperture finanziarie dell'opera». Il progettista incaricato lavora quindi dentro un vincolo già scritto, e la verifica del progetto ne controlla il rispetto.

I corrispettivi dei servizi tecnici pubblici seguono regole proprie, diverse dalla libera negoziazione del privato. Il loro calcolo è trattato nell'articolo sui corrispettivi dei servizi di ingegneria e architettura della guida agli appalti pubblici; questa pagina non indica importi né percentuali di onorari.

Chi risponde di cosa

Il progettista risponde della stima che firma, non delle decisioni del committente. Il direttore dei lavori e l'eventuale project manager hanno ruoli diversi sul costo, che conviene definire negli stessi termini: limite, mandato, soglia oltre la quale serve la decisione del committente. Il confronto tra le tre figure è sviluppato nell'articolo su progettista, direttore dei lavori e project manager.

Questo articolo presenta lo stato delle regole alla data di verifica e ha valore di orientamento professionale. Non sostituisce una consulenza legale né l'esame del caso concreto.

Domande frequenti

Nelle fonti esaminate non risulta una norma che lo imponga in termini generali. Il vincolo nasce dal contratto: per questo il limite di spesa va scritto nel disciplinare di incarico, con la data e il perimetro.

Secondo il D.L. 1/2012, art. 9, c. 4, deve comunicare per iscritto il grado di complessità dell'incarico, le informazioni utili sugli oneri ipotizzabili, gli estremi della polizza e un preventivo di massima del compenso. Sono informazioni dovute, che il committente può pretendere.

Sì, come clausola contrattuale negoziata tra le parti, non come regola di legge. Funziona se il limite di spesa è realistico e se i cambiamenti di programma chiesti dal committente sono tracciati per iscritto.

La L. 49/2023 applica l'equo compenso ai rapporti con imprese oltre quella soglia o con ricavi superiori a 10 milioni di euro. Il compenso non è quindi una variabile di aggiustamento: lo scostamento va recuperato sul progetto.

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